Una Scuola vuota. Una Parola muta.

Può sembrare un titolo troppo pungente, come se l’intenzione di questo post fosse di abbattere, anziché ricostruire e riportare la Parola nella Scuola.

Abbiamo recentemente pubblicato un breve saggio intitolato Don Milani e Dossetti a firma di Roberto Villa.

Già il titolo del saggio evidenziava l’asimmetria: Perché non “don” Dossetti?

L’autore certo sapeva che don Giuseppe era un sacerdote, ma ha volutamente distinto tra le due figure. A sostegno di questa scelta sottolineiamo che il saggio si sofferma su un periodo storico determinato: gli anni ’52-’55 in cui solo don Milani era presbitero, Dossetti non lo era ancora. Inoltre, nell’immaginario collettivo don Milani è don Milani, mentre Dossetti è Dossetti e basta. Così i più li ricordano.

Tuttavia non sono certo queste le ragioni che hanno spinto il professor Villa a tale scelta; per lui la figura di Dossetti la si può e la si deve comprendere solo nell’unità della persona di laico e prete insieme: non è possibile “ridurlo” a un normale sacerdote. L’Autore sfida il mito così diffuso del “Dossetti politico” e del “Dossetti religioso”, che fa concepire – al lettore comune – l’esistenza di due personalità diverse, talvolta contrapposte, coesistenti nello stesso uomo. Per Villa invece la vicenda storica dello statista divenuto monaco si spiega come un continuo dialogo, un circuito, tra le due parole: quella divina e quella umana1.

Don Milani al contrario diviene noto proprio in quanto presbitero, anche se del tutto atipico. Esperienze pastorali è chiaramente rivolto in prima istanza a presbiteri: “Ogni parroco ha nei suoi ricordi decine di gustosissimi episodi in proposito […]”, “Il lettore sacerdote faccia nella sua mente un rapido calcolo […]”, e via di seguito. Esperienze di un pastore per altri pastori. Pastore atipico che inventa una scuola, ma pastore.

Nondimeno, se provassimo a interrogare l’Autore del saggio sul piano affettivo ecco che lo sentiremmo chiamare non solo il primo, ma anche il secondo “don”. Non direbbe e non dice mai “Giuseppe”, ma “don Giuseppe”.

E così li ricordano i rispettivi discepoli.

Così li ricordo io.

Due presbiteri che hanno contribuito a plasmare il volto della Chiesa italiana del dopo guerra eppure così poco confrontati. Mai incontrati?

Lo scopo degli articoli qui pubblicati è proprio quello di aprire una nuova pista di ricerca. Contatti indiretti. Ambienti comuni. Idee, differenze. Le possibilità di studio sono molte. Le possibilità di farli incontrare. Ora.

Mi limiterò a poche considerazioni su quelle che abbiamo già definito come le caratteristiche delle due figure.

Don Lorenzo: la scuola, per insegnare, per trasmettere, per conoscere la storia, per riscattare, per portare a maturità, per guidare a Cristo e ai sacramenti2.

Don Giuseppe: la Parola/parola, con la maiuscola e con la minuscola. La Parola divina, letta in maniera continua, dalla Genesi all’Apocalisse, commentata, con la grande tradizione della Chiesa e delle chiese. E la parola umana, dell’intelligenza dell’uomo, la parola della Storia, la parola del dialogo, delle altre culture e mentalità.

La differenza appare più come una questione di metodo che non di contenuto. Per don Lorenzo il principio è il fine, per don Giuseppe il fine è il principio. Per il primo il centro è la scuola, la formazione per arrivare a usare infine la parola per difendersi da chi le parole le usa per schiacciare, per ferire. Per il secondo il punto è il dialogo, a volte il dilemma, tra le due parole: ognuno è tenuto a leggere, meditare, studiare la Parola di Dio e le parole degli uomini.

Per il primo il luogo è una parrocchia, dove era stato spedito in esilio.

Per il secondo è una comunità, nata dal suo insegnamento.

Villa si limita a osservare il rapporto tra i due. Noi ci chiediamo: e dopo di loro? E oggi?

Non si spaventi il lettore a questo punto se ora affermo come le due esperienze non incontrandosi giungano al loro limite. La Scuola non ha più la Parola, la Parola non ha più la Scuola.

Di don Lorenzo restano di fatto dei discepoli senza la Parola. Molte migliaia di giovani che vanno ad imparare un metodo per giungere alla Parola, ma che non lo vedono mai realizzato.

Di don Giuseppe resta di fatto una comunità che non sa più comunicare, non ha più nuovi discepoli: la Parola per se stessa, al punto da progettare dieci giorni di lettura della Bibbia, disseminati nel corso del maggio – luglio 2018 nella chiesa dei Celestini a Bologna, senza allocutori e senza commenti. Una Parola muta.

Veniamo quindi al futuro, per costruire e non per distruggere. Si parla ora di canonizzazione dell’uno e dell’altro. Certo se il progetto è quello di rendere i due “due nuovi padri Pii” da venerare, mi permetto di rattristarmi del proposito. Se il progetto è quello di invitare alla lettura degli scritti, allora certo diventa interessante ed educativo. Avanzerei però, per quanto detto in queste poche righe, una condizione – se mai il nostro piccolo sito ha diritto di parola – che i due siano portati sull’altare insieme: la Scuola assieme alla Parola.

Vorrei concludere con un breve fatterello di quelli raccontati da d. Lorenzo (1953)

Un giovane contadino (30 anni)

fu visto venire per qualche tempo a comunicarsi ogni giorno.

Ognuno domandò se era malato al capo.

(E lo era veramente).

A Barbiana ho chiesto non se ci si comunicava ogni giorno, ma se era possibile fare un giorno di preghiera, mi è stato detto che non era possibile.

Al monastero di Monte Sole non c’è nemmeno quel giovane contadino malato al capo a venire a comunicarsi per qualche tempo.

Non sono critiche, bensì una proposta: se don Lorenzo e don Giuseppe si siano mai effettivamente incontrati ce lo diranno gli storici, ma ora forse è utile che le loro due esperienze si incontrino, si confrontino, ritrovino i carismi fondativi dell’uno e dell’altro. È importante oggi che chi ha la Scuola incontri chi ha la Parola e viceversa.

Detto in termini più semplici e concreti: che il cammino da Monte Sole a Barbiana da passeggiata simbolica divenga occasione di incontro spirituale.

fratel Giovanni Lenzi

monastero di Monte Sole

1 Per il pensiero di Roberto Villa su Dossetti vedi: Giuseppe Dossetti, Il circuito delle due parole, a cura di O. Marson e R. Villa, Portogruaro: Nuova Dimensione 2000.

2 Don Lorenzo Milani, Esperienze pastorali, Firenze: Libreria editrice Fiorentina 1957, pp. 120-122.

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