Un monaco e i social network

Implacabile domanda. Dopo che hai parlato ai ragazzi per ore di Dio, della storia, di comunità, Dossetti o costituzione arriva: “Ma voi ce l’avete internet?”.

La risposta in verità è complessa.

Sono entrato in Comunità dopo avere studiato e lavorato nel mondo dell’informatica, primo in Italia a sviluppare un software didattico animato e a colori (per IBM) e cofondatore di Anastasis. Ma per anni ho resistito con altri monaci di Monte Sole all’uso dei computer. Proprio perchè li conoscevo ero diffidente.

La svolta è avvenuta però nel 1995 quando per cercare un lavoro ci siamo avventurati a comprare i primi personal.

Ma tutta la nascita di Internet è rimasta a noi ignota. Ho scoperto Internet solo quando cercando dei font per scrivere un testo in siriaco un amico mi ha detto che c’erano sul Web. Dubito che molti altri al mondo siano approdati alla grande rete per lo stesso motivo ….

Quindi di ricerca in ricerca abbiamo deciso di affacciarci a internet.

Da lì la necessità di riuscire a creare una connessione in un monastero sperduto sulle montagne: da un primo cellulare umts connesso a un unico pc a una rete di otto postazioni connesse tramite lan, tre switch, 4 powerline, due router, due antenne wifi, una 4g, una Eolo … oltre ai singoli smartphone che è difficile contare.

Quindi potrei rispondere alla domanda implacabile con un: sì siamo connessi.

Ma ancora i social erano sconosciuti. Internet ci è servita per anni sostanzialmente per due scopi: recuperare notizie (giornali, biografie, bibliografie….) e mail. Un uso sempre più frequente e massiccio delle mail.

Questo è direi comunque a tutti i monaci che sono connessi.

Il di più dipende dal carattere e dalle capacità personali. Ci sono monaci con una grande capacità comunicativa che si buttano in Facebook dove tutto è pronto su un piatto d’argento: post frequenti, migliaia di amici, decine di migliaia di visualizzazioni …

Io al contrario ho puntato su un sito, questo su cui stai leggendo. Strumento “vecchio” e “rigido”, ma che controllo in tutte le parti: ho scelto l’hosting, il CMS, i plugin che mi servono e mi sono costruito tutto da solo. Se il risultato ti piace magari lascia un commento alla fine dell’articolo…

Ho provato anche diversi social, ma li uso poco. Su Whatsapp ti bersagliano di messaggi dei quali il 90% sono insignificanti. Facebook richiede un mucchio di tempo per intessere amicizie, non è il mio carisma, comunque se vuoi mettere un like sulla nostra pagina fb lo puoi fare alla fine dell’articolo. Su Instagram ti bombardano di immagini non sempre diciamo “monastiche”, ci ho rinunciato.

Quindi se devo tornare alla domanda implacabile: sì, uso internet, ma poco i social. Forse se ne trovassi uno adatto …

Per accedere a Facebook uso FB Purity, aiuta assai: ti risparmia immagini e gruppi non appropriati, ma ancora è poco e poi lentissimo. Se ci fosse un social dove le informazioni che si ricevono fossero interessanti e pertinenti sarei interessato a provarlo (se lo conosci scrivilo in calce).

Poi ci sono le due questioni della pubblicità e della sicurezza. La pubblicità mi ammazza, non la sopporto più, neppure gli adwords di Google, che pure sono poco invasivi.

Ho un amico monaco che ha fatto un blog e per risparmiare lo ha preso gratuito da qualche parte. Vado sul suo blog e leggo alcuni articoli ed eccone uno sul monachesimo con in mezzo la pubblicità inserita in automatico dalla piattaforma, non dico cosa reclamasse …

Ma questo è niente. Cosa dire sull’uso dei nostri dati? Non è possibile che i social siano gratuiti per niente. Scandalo su FB, ma è restato tre giorni sulle prime pagine dei giornali …. E cosa dire di Google: sa perfino quando andiamo in bagno … Come tecnico, più ancora che come monaco, ti dico: non sappiamo ancora niente.

Le nostre informazioni valgono, e assai, anche solo se scrivi che tifi per il Milan o che hai studiato al liceo Minghetti. Eppure a due miliardi e oltre di utenti di fb non sfiora minimamente il sospetto che le loro informazioni valgano 15 miliardi di dollari. Interessante è a riguardo questo articolo del Sole24ore (che non può certo essere tacciato di veterocomunismo …): Facebook, se il nostro profilo non è nostro. E in Italia non siamo messi meglio, basti leggere il libro di un giornalista della Stampa: Jacopo Iacoboni, L’esperimento, Laterza 2018.

Ero diffidente, lo resto. Uso tutto quello che mi serve, ma mi difendo dal furto “innocente” delle mie informazioni come dai virus.

 

 

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2 risposte a “Un monaco e i social network”

  1. Caro Giovanni,

    condivido, quello che scrivi. Da ignorante mi sono introdotto in questo infinito mondo, Internet e la rete (non so perché ho evitato Facebook) con tutte le sue apparenti relazioni e il suo tesoro di notizie e informazioni, per finire con il timore e l’allergia per i social e la loro indiscreta e spesso volgare invadenza (anche se io mi sono fatto coinvolgere da WhatsApp). Internet e la rete offrono grandi opportunità ma infiniti e ancora troppo ignorati pericoli.
    Sto progressivamente cercando di uscire dai vari siti e social in cui ero entrato e da cui ormai mi sentivo quasi violato, un grande fratello che sapeva tutto e mi invadeva sempre più. Ad esempio: ci siamo resi conto quantomeno di come sia facile iscriversi ovunque e poi spesso arduo o impossibile cancellarsi? e il problema della qualità delle fonti da cui andiamo ad attingere le informazioni?

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