Il Cairo, al-Azhar: quando le ragazze fanno le rivoluzioni

Ritengo che questo annuncio in arabo non debba passare inosservato… malgrado sia in arabo. E’ l’invito a una discussione di tesi specialistica, che si è svolta stamane alle 11 e conclusa a pieni voti. Cosa di speciale? Un attimo e mi spiego. Siamo al Cairo, alla sezione femminile dell’ Azhar, al dipartimento di lingue semitiche. Lì dietro il tavolo c’è una giovane e promettente studiosa, musulmana sunnita col volto incorniciato dal velo, che ha studiato mentre anche lavorava, quindi ha lottato duro per portare a termine la traduzione e commento di un’opera storiografica in lingua siriaca, il Chronicon civile ed ecclesiastico edito da Ignazio Ephrem Rahmani.

E’ già un passo enorme che una musulmana si occupi di fonti cristiane, ma quasi incredibile che vada a cercarvi notizie su un’epoca così delicata per i musulmani quale l’inizio della loro storia religiosa, il punto di partenza di tutto, profezia e primi califfi. Significa superare lo steccato della “rappresentazione canonica” delle cose e provare a vedersi da un’angolatura diversa da quella alla quale si è abituati. E’ come uscire da una casa dalla quale non si è mai usciti e provare a guardarla dal cortile di fronte, che effetto fa? L’utilità di questa dislocazione vale per tutte le religioni e i sistemi di pensiero, quindi anche per l’islam. Anzi, è indispensabile.

Ho conosciuto Manarat Allah (lett. faro di Dio) nel 2012, quando lavoravo al Cairo, e abbiamo trascorso tanti pomeriggi a leggere quel suo testo siriaco, tormentato da mille appunti e scarabocchi, per confrontarlo poi con la traduzione araba che lei estraeva parola dopo parola, riga dopo riga, come un minatore nelle profondità della terra. Questa amicizia così insolita e imprevedibile mi ha consentito di visitare con lei e la sua docente Basima il polmone femminile dell’Azhar; non potrò dimenticare la mattina trascorsa tra centinaia di ragazze come lei, velatissime discretissime ma… determinatissime. Una di loro, Fatima, preparava il suo dottorato su Elia di Nisibi, uno dei grandi dottori della chiesa siriaca. Anche con lei ho avuto modo di discutere, scambiare informazioni, apprendere cose che non sapevo. Potevo parlarle con una certa sicurezza di Efrem il Siro, ma su Elia… era lei la specialista e io lo studente.
Non si pensi siano cose da topi di biblioteca, lontane dalla nostra vita e dai problemi che ci inseguono, ivi inclusi quelli del rapporto con l’islam e i musulmani. Il lavoro sulle fonti antiche è da sempre uno dei motori della storia e ci sono certe rivoluzioni innescate proprio dai filologi.

Mabruk Manar, vai avanti, tu e le tue amiche azharine!

Ignazio De Francesco

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